venerdì 31 luglio 2009

Ai bambini di Gaza il Guinness degli aquiloni


Tremila aquiloni, lanciati da altrettanti bambini, hanno riempito di colori e leggerezza, per un giorno, il cielo sopra Gaza, a pochi chilometri dal confine israeliano di Eretz. Un record mondiale e un messaggio al mondo, affinchè termini l'isolamento nel quale sono strette 1,5 milioni di persone, a sei mesi dalla fine dell'offensiva israeliana "Piombo Fuso", che ha provocato la morte di oltre 1400 palestinesi. Oltre un terzo dei quali, secondo l'Unicef, donne e bambini.
Decine di autobus con a bordo i ragazzi che frequentano i campi estivi organizzati dall'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, sono arrivate da tutta la Striscia sulla spiaggia di Beit Lahiya, per entrare nel Guinness dei primati per il maggior numero di aquiloni fatti volare contemporaneamente nello stesso posto. Fiori, animali, insolite figure geometriche realizzate dagli stessi ragazzi, ma anche bandiere palestinesi o semplici rombi con la scritta "Free Gaza".
Secondo i volontari del Comitato internazionale della Croce rossa, che hanno monitorato l'evento, gli aquiloni erano tremila, contro il precedente record di 710.
"Metà degli abitanti della Striscia, circa 750 mila, sono bambini - ha ricordato John Ging, il direttore dell'Unrwa, che ha promosso l'evento -. Ci sono tanti record mondiali in questi ragazzi, dobbiamo offire loro la possibilità di realizzarli, rompendo l'assedio che stringe Gaza".
La ricostruzione, a sei mesi da "Piombo Fuso", è praticamente ferma, a causa del divieto imposto dal Governo israeliano di far entrare nella Striscia materiali come cemento e ferro.
Sono 20 mila le famiglie che hanno perso la casa durante il conflitto e circa 35 mila quelle che non hanno accesso all’acqua potabile. Cibo e medicine passano in modo irregolare e molte scorte stanno per esaurirsi.
L'Associazione delle agenzie internazionali per lo sviluppo calcola che durante l'offensiva 18 scuole sono state distrutte e almeno 280 danneggiate: a un mese dall'inizio dell'anno scolastico, nessuna di queste è stata adeguatamente ricostruita o riparata.
"La chiusura dei valichi ha causato indicibili sofferenze ai bambini di Gaza, che devono affrontare un altro anno accademico in terribili condizioni - ha dichiarato Philippe Lazzarini, capo dell'Ocha, agenzia Onu per le emergenze nei Territori palestinesi - per questo, con le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative chiediamo al Governo di Israele di favorire con urgenza, oltre all'entrata di materiali per la ricostruzione, gli strumenti necessari per assicurare a studenti, insegnanti e operatori di poter uscire ed entrare liberamente a Gaza per continuare a studiare".
Anche le ong italiane che operano nella Striscia si sono appellate nei giorni scorsi all'Unione europea e al Governo italiano per la riapertura dei valichi. La Farnesina, infatti, ha appena stanziato quattro milioni di euro per realizzare a Gaza progetti in campo sanitario, idrico, agricolo e sociale. Ma con i valichi chiusi, dicono le ong, ogni aiuto rischia di venire seriamente compromesso. (la prima foto è di Aldo Soligno).
di Anna Maria Selini
pubblicato su Repubblica.it

mercoledì 29 luglio 2009

Hebron, la piccola Gaza

Hebron è una piccola Gaza. Una città assediata, a causa della presenza di poche centinaia di coloni israeliani, che hanno stravolto la vita di 220 mila palestinesi nel cuore della Cisgiordania."Dal 2000 il centro storico si è spopolato - spiegano al Hebron Rehabilitation Commitee - più di 500 negozi su 1800 hanno chiuso, alcune strade sono state interdette ai palestinesi e i check point sono sorti ovunque, frammentando quello che era il cuore della più grande città della Cisgiordania".
Camminare nel centro di Hebron è un po' come sentirsi dentro un video game. Ad ogni angolo puoi trovare un posto di blocco, un muro che chiude l'accesso ad una via, filo spinato, reti e soldati, che si lasciano stranamente fotografare e riprendere, consapevoli di essere ormai l'unica attrazione di questo posto fantasma.
I primi coloni sono arrivati nel '68, appena terminata la guerra dei sei giorni, fingendosi dei turisti. Dopo essere stati scoperti e diverse negoziazioni, negli anni si è arrivati alla spartizione della città in due zone, una sotto amministrazione palestinese, l'altra affidata alle colonie.
Nel 1979 è sorto il primo insediamento ebraico dentro la città, seguito da occupazioni di singole case ed edifici, lungo una direttrice che mira a spezzare in due il centro, proprio nei pressi della moschea di Ibrahim, dove secondo la tradizione ebraica sono sepolti Abramo, sua moglie Sara e il figlio Isacco.
La colonizzazione, appoggiata di fatto dal governo e dall'esercito israeliano, in questi anni ha fatto passi da gigante: nel 2005 gli insediamenti censiti erano una ventina, sparsi tra il centro e i dintorni.
"Il problema è che a volte una sola casa paralizza un'intera zona - spiegano al Hebron Comitee - a causa della presenza di carri armati e check point che puntualmente seguono l'occupazione, con il prestesto di proteggere i coloni".
In realtà, qui i coloni sono per la maggior parte ultra ortodossi e particolaremente aggressivi.
Camminando tra i negozi del mercato vecchio, per esempio, basta alzare la testa per vedere la rete di protezione (simile a quella che si trova in alcune vie della città vecchia di Gerusalemme), per non essere colpiti dagli oggetti lanciati dai coloni che vivono sopra il suq. Nei migliori casi si tratta di spazzatura, cibo o pietre, nei peggiori di acqua bollente o escrementi.
Nel 1994, un colono, medico ed ex ufficiale dell'esercito, ha superato in uniforme i controlli davanti alla moschea (l'ingresso è presidiato dall'esercito israeliano) e ha cominciato a sparare sui fedeli in preghiera. Nei territori occupati è esplosa la rabbia. Sassi, fuoco e altri morti. Per un bilancio, a fine giornata, di oltre 60 vittime.

lunedì 20 luglio 2009

lunedì 13 luglio 2009

Il Filetto di Germana

"Tu stai aspettando me, vero?". Un fulmine, avvolto in un grembiule azzurro a fiori fucsia giganti, che rompe l'estasi in cui ero caduta.
Come se non avessi percorso 200 km di curve e tornanti, senza il tempo di capire, mi ero ritrovata seduta nel bel mezzo di Filetto. Più che un pezzo di carne, un delizioso borgo di poche anime, in Lunigiana.
Io e Manuela non ci eravamo mai viste, mi aveva dato appuntamento lì, nella minuscola piazzetta, dove fino a quel momento l'unica traccia della presenza umana era stato il bancone di una chiesa. Quelli dove ci si inginocchia per pregare, abbandonato in un angolo a mò di panchina, e io naturalmente mi ci ero seduta sopra ad aspettare.
"Manuela?", le avevo chiesto. "No sono Germana, Manuela arriva dopo. Seguimi". E io dietro quella furia argentea spettinata, che lì per lì sembrava uscita da un film di Pieraccioni.
Un labirinto, un castello incantato, un magazzino, una casa, un rifugio, un museo, un atelier, un ristorante. Ancora adesso non so in che diavolo di posto sia finita quel giorno. "Casa Galleria di Germana C." si legge all'entrata: pura magia, frutto degli accostamenti arditi di quell'essere bizzarro e intenso, che presto da comico si è rivelato drammatico, intenso. Pieraccioni aveva ceduto il posto ad Almodovar, ai suoi colori e discorsi arditi, sguardi e sorrisi complici, come solo le donne sanno scambiarsi.
E tra una chiacchierata e l'altra con Manuela, arrivata presto con il suo carico di delizia, dolore e intelligenza, quel posto ha cominciato lentamente a prendere forma, diventare familiare.
Nella "stanza da bagno" senza porte (occorre avvertire tutti se ci si va), tra kafatani di seta, vecchie riviste e manichini, un leggio con un catalogo d'arte campeggia trionfalmente di fronte al water. Vassoi di biscotti e pasticcini sono sparsi in ogni sala, in attesa di un ospite da corteggiare, passato di lì a sbirciare quadri o con la stessa curiosità assaggiare formaggi. Affreschi, miele di castagne, primo sale vino e salumi.
Come affettano il pane certe donne. Dita lunghe e sottili che lo premono dolcemente contro il tagliere e con decisione lo intagliano. Spartiti di musica e piacere degli occhi. Germana è uno di quei direttori d'orchestra impeccabili e stralunati. Intervalla pillole di storia, sigarette, sorrisi e politica, come infilasse perle in una collana. Nel frattempo, Manuela ascolta, complice, affidandosi all'arte della padrona di casa, che forse lei stessa ispira.
Tra un ciuffo di prezzemolo e l'altro, Germana, allestisce la prossima mostra. Sfoglia le pagine de la Domenica de l'Avanti, indicandomi un editoriale dedicato ad Anna Kuliscioff, femminista, rivoluzionaria, medico, tra i fondatori del partito socialista italiano. "Che donna - mi dice quasi emozionandosi - ne avremmo bisogno anche oggi", come non ce ne fossero ormai più. Eppure, mentre scappa via fulminea, così come è arrivata, e fuori comincia a piovere, penso che Filetto non sarebbe lo stesso senza questa creatura appassionata.

mercoledì 8 luglio 2009


Dedicato ad Anita, che sono certa si è commossa, come molti altri, dando l'estremo saluto a Michael Jackson. "Quando ero adolescente ho trascorso più pomeriggi con lui, ballando davanti allo specchio - mi ha detto - che con molti miei amici".

sabato 4 luglio 2009

Quale sicurezza?

Un giorno, semplicemente, la signora Anna ha smesso di ricordarsi le cose: come si chiamava, chi fosse sua figlia, come si chiudesse la porta di casa. Presto ad accudirla è arrivata una badante, anzi per la verità, ne sono passate molte prima di trovare quella "giusta". Ecco, da ieri, secondo il mio governo, dovrei denunciarla quella "giusta", così come tutte le altre, perchè molto probabilmente lavora in nero ed è clandestina.
E' stato approvato, con triplice fiducia, il disegno di legge in materia di sicurezza che introduce il reato di immigrazione clandestina, per il quale sono previste multe da cinque a diecimila euro, con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali, fino al rischio di reclusione. Tra le altre cose, il ddl prevede l'estensione da 60 a 180 giorni del periodo in cui l'immigrato può essere trattenuto nei centri di identificazione ed espulsione, mentre costerà 200 euro chiedere la cittadinanza e da 80 a 200 euro il permesso di soggiorno.
Ma non è finita qui: arrivano le ronde e nei giorni scorsi abbiamo già avuto un
assaggio dei personaggi che vorrebbero concorrere alla loro formazione, con tanto di divisa in stile fascista e piglio da picchiatore.
Una donna incinta che si reca all'ospedale per partorire, se clandestina, può essere denunciata, come tra l'altro è già avvenuto. Un malato ora ci penserà due volte prima di recarsi dal medico o in quei
centri che da anni, nel pieno anonimato, curano gli irregolari, garantendo così comunque un controllo e un monitoraggio della situazione.
Si agita il pretesto della sicurezza, si cerca il capro espiatorio nel "diverso", ancora una volta, per dare la colpa ad altri di fallimenti e debolezze proprie. E si fanno dieci passi indietro, adottando norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, che in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
La signora Anna, che in casa sua ospita una clandestina, da oggi rischia fino a tre anni di carcere o una pena pecuniaria. Certo, potrebbe essere messa in regola, ma come può fare una donna con una pensione di 500 euro a pagare una badante da 800? Se il nostro governo pensasse a questo, per esempio, io mi sentirei molto più sicura.

mercoledì 1 luglio 2009

Sono una twitterer e adesso?

Questa mattina in autobus, tra gli strilli di un bambino e gli zaini ingombranti degli studenti (ma nessuno gliel'ha mai spiegato che potrebbero tenerli in mano?), ho divorato un articolo che parlava di Twitter. Risultato: appena ho avuto sotto mano un computer, mi sono iscritta.
Ok da oggi anche io sono una twitterer ma adesso?
Recentemente ne abbiamo sentito parlare soprattutto in occasione delle proteste in Iran. Si tratta di un sito in cui le persone possono scrivere messaggi (tweet) lunghi al massimo 140 caratteri, poco più di due righe, in cui in teoria si risponde alla domanda "Che cosa stai facendo?". Di fatto si può scrivere di tutto, mettere link, riferimenti a siti internet, mandare numeri, saluti, ecc. Veri e propri sms indirizzati però all'intero web o almeno a chi indicate o richiede di essere un vostro "follower", seguitore-seguace.
In autobus mi ero entusiasmata, pensavo e ripensavo all'Iran o anche solo ai messaggi inviati dall'equipaggio della barca del Free Gaza Movement che in queste ore sta tentando disperatamente di raggiungere Gaza. Effettivamente leggere in tempo reale la situazione attraverso i loro "sms", per me è risultato interessante.
Ma quando a trovarsi davanti alla fatidica domanda "Che cosa stai facendo" sono stata io, confesso, mi ha preso il panico. Cosa sto facendo? Iniziandomi a una nuova diavoleria, dopo facebook, il blog, ecc. E a chi vuoi che gliene importi? Poi ho immaginato la faccia di mia madre: il suo sogno, come quello di tutte le madri, rischia di avverarsi: sapere in tempo reale dove e soprattutto cosa sta facendo sua figlia. Aiuto!

ps. Per la cronaca, se proprio morite dalla voglia di sapere "Cosa sto facendo", il mio nome è selini, anzi "aselini". Alla faccia di James Bond.