venerdì 17 maggio 2013

Space Oddity


Il miglior "video clip" della storia. L'astronauta Chris Hadfield che, direttamente dallo spazio, a poche ore dal suo ritorno sulla Terra, canta "Space Oddity" di David Bowie. E il Duca Bianco non poteva che apprezzare, scrivendo su Facebook ''Hallo spaceboy''. Davvero spaziale.


giovedì 25 aprile 2013

"Stay human" da Doha a Mosca

"Restiamo umani. Vita e morte di Vittorio Arrigoni", ovvero la puntata di Crash con il mio documentario su Vittorio Arrigoni, ha fatto il giro del mondo nei giorni scorsi e io non posso che esserne felice.

Quasi contemporaneamente è stato proiettato a Doha, in Qatar, all'interno dell'Aljazeera International Documentary Film Festival - dove è stato nominato per il premio speciale della giuria, nella sezione medium documentary - e a Mosca, al Detective fest, dove invece si è aggiudicato il primo premio nella sezione “Terrorismo. Minaccia per il mondo”.

Al di là dei riconoscimenti, per i quali ringrazio ancora una volta tutte le persone che hanno collaborato a questo progetto, quello che mi fa più piacere è contribuire a far conoscere la storia e soprattutto il messaggio di Vittorio anche fuori dall'Italia.


Arrigoni è abbastanza noto nel mondo arabo e in Qatar molte delle persone che ho incontrato l'avevano sentito nominare almeno una volta. Il mondo poi è davvero piccolo e il caso ha voluto che incontrassi ben due suoi amici. Entrambi si chiamano Mohamed e l'hanno conosciuto uno all'inizio e l'altro alla fine della sua vita a Gaza.

Mohamed il tunisino era sulla barca che nell'agosto del 2008 portò Vittorio per la prima volta nella Striscia - "uno dei giorni più belli della mia vita", lo definì lui - mentre l'altro ha condiviso con lui gli ultimi mesi, soprattutto nei giorni della cosiddetta "primavera" di Gaza.

In entrambi Vittorio ha lasciato un segno indelebile ed entrambi si sono emozionati rivedendolo sullo schermo e raccontandomi, commossi, il "loro" Vik.

Più conosco persone che hanno avuto a che fare con lui e più mi rendo conto di quanto fosse capace, spesso involontariamente, di cambiare o influenzarne in maniera indelebile la vita.

"Succede solo alle anime grandi", mi ha detto uno dei due Mohamed. E continua a farlo.



mercoledì 17 aprile 2013

"La Siria non esiste più"

In questi giorni mi è tornato in mente un episodio di qualche settimana fa...

Nel negozio di tappeti e vetri mediorentiali non ci eravamo finite per caso. "Vieni, vediamo se c'è ancora il ragazzo siriano" mi aveva detto la mia amica tra i vicoli di Trastevere. Nemmeno il tempo di dirle ok che già s'era fiondata tra ciondoli, lampadari e narghilè. Come se non fosse bastato lo spettacolo-pugno nello stomaco sulla Sarajevo assediata. Sindrome da esteri condivisa, domenica pomeriggio inclusa. Bisogno di infilare le dita nella storia, anche quando la storia è lontana o almeno così ti sembra.

"Tu sei siriano, vero?" aveva chiesto al ragazzo del negozio. "La Siria non esiste più, la Siria brucia e tra poco non resterà più nulla". Poche lapidarie parole e soprattutto quello sguardo ad accompagnarle.

Sì e no 25 anni, accento romanesco-mediorientale e occhi iniettati di rabbia-dolore-riprovazione. "Sono state uccise 130 mila persone, 300 mila sono sparite e il mondo non dice nulla. Nessuno fa nulla", ci aveva detto trafiggendoci con quello sguardo triste e diagonale, come a dire "è anche colpa vostra".

Si calcola che dall'inizio del conflitto siano 70 mila le vittime, ma Ibrahim su una cosa non esagera: il silenzio, il silenzio vergognoso che accompagna il massacro che da ormai due anni si sta consumando in Siria.

Testimoniare e fare il giornalista è ogni giorno più rischioso: dall'inizio del conflitto 127 reporter hanno perso la vita.

Nei giorni scorsi in Italia si è parlato molto di Siria, perchè quattro colleghi italiani sono stati protagonisti di un "fermo" prolungato, come è stato definito dalla Farnesina, per distinguerlo da un sequestro vero e proprio.

"Sono andato in Siria per parlare di questa sporca guerra, non sono contento che invece si parli di me. Non è quello che volevo", ha detto Amedeo Ricucci al suo ritorno in Italia, assaltato da telecamere e colleghi.

"Per un giornalista come me, che lavora in tv, tornare a casa senza il 'girato' (vale a dire senza le immagini di quello che si è visto, filmato e vissuto) non può che essere un’umiliazione grande. Una perdita enorme - ha scritto nel suo blog Ricucci -. E’ come se quella storia e quella esperienza non esistessero, visto che non possono essere raccontate con il linguaggio che mi è congeniale, che è quello delle immagini".
 
Sono felicissima che Amedeo - che oltre ad essere un collega è un amico - sia tornato a casa sano e salvo, insieme a Susan Dabbous, Elio Colavolpe e Andrea Vignali. Ma non posso che condividere quel senso di angoscia e frustrazione che ora prova. 

Il dovere di un giornalista è raccontare, esserci, mostrare. Fornire gli strumenti per conoscere, capire e soprattutto agire. E' una grande responsabilità. Direttamente proporzionale allo sguardo di Ibrahim.


lunedì 18 marzo 2013

"Vik Utopia" a Tunisi


Mi fa molto piacere pensare che all'interno della prima edizione delle Journées du Cinéma des Droits et des Libertés di Tunisi ci sarà anche il mio documentario "Vik Utopia. L'omicidio di Vittorio Arrigoni".

La proiezione si terrà a Tunisi domenica 24 marzo alle ore 16

Qui il programma integrale della manifestazione.

lunedì 25 febbraio 2013

Pena ridotta per gli assassini di Vittorio Arrigoni

Ho atteso che anche l'ultima, per nulla sorprendente, sentenza venisse pronunciata dalla Corte militare di Gaza City, prima di scrivere. E oggi, puntuale, è arrivata.

Dopo aver ridotto a 15 anni la pena per Tamer Hasasna e Mohammed Salfiti - inizialmente ritenuti colpevoli dell'omicidio di Vittorio Arrigoni - è stata dimezzata la condanna anche per Khader Jamr, il pompiere che ha fatto da basista al gruppo che il 13 aprile del 2011 ha rapito e poi ucciso nella notte tra il 14 e il 15 aprile il volontario italiano nella Striscia di Gaza.

Jamr era stato inizialmente condannato a 10 anni e ora dovrà scontarne cinque. Secondo l'agenzia di stampa Agi, il legale ha spiegato che la corte ha "derubricato l'accusa da rapimento, con lo scopo di omicidio, a sequestro con il fine di tenerlo in ostaggio".

La settimana scorsa, invece, era stato accolto sempre dalla Corte militare di Gaza l’appello di Salfiti e Hasasna, che si sono visti ridurre la pena dall'ergastolo (più 10 anni di lavori forzati) a 15 anni. "Ora l'accusa è solo quella di rapimento - ha riferito Michele Giorgio su Il manifesto -. Tra buona condotta e ulteriori sconti, in 2-3 anni Hasasna e Salfiti potrebbero tornare in libertà".

Insomma, pare che il presunto gruppo salafita volesse solo rapire Arrigoni e non ucciderlo e che la situazione sia poi sfuggita di mano. Certo a confermare o smentire non saranno gli altri due componenti del gruppo, Abdel Rahman Breizat e Bilal Omari, rimasti uccisi nel blitz delle forze di sicurezza di Hamas.

"Un altro fatto insolito è quello che a chiedere la riduzione della pena per i due condannati sia stato lo stesso procuratore militare che lo scorso settembre aveva invocato e ottenuto l'ergastolo", scrive ancora Giorgio.

Esistono forse nuovi elementi in possesso del procuratore che hanno portato all'allegerimento della pena o si tratta di una normale procedura?

Visto come funziona da noi la giustizia, non possiamo certo muovere molte critiche al sistema giudiziario della Striscia (il processo si è svolto secondo la legge rivoluzionaria criminale introdotta prima di Hamas nel 1979, ndr). Ma questo non toglie, ancora una volta, come ho sottolineato nel mio documentario Vik Utopia. L'omicidio di Vittorio Arrigoni, che sull'intera vicenda - dalla ricostruzione dei fatti alle motivazioni, dall'esistenza dello stesso gruppo fino allo svolgimento del processo - pesino molti, troppi, punti oscuri, che le ultime decisioni non fanno che accrescere.

giovedì 14 febbraio 2013

Nel nome del padre

E' strano come crescendo, certe cose, che prima ti procuravano una sorta di malessere e fastidio, siano capaci di generarti una sensazione quasi opposta.
Non ho mai sopportato i funerali, la dimensione pubblica che inevitabilmente li contraddistingue e quel dover mostrare e in parte condividere il proprio dolore con altre persone, sconosciuti compresi.
Ho sempre pensato che il dolore, la perdita di qualcuno, fossero talmente intimi da andare salvaguardati da sguardi indiscreti, da tenere nascosti, quasi segreti. In un'altra stanza, un'altra casa, un'altra chiesa.
Oggi mi ricredo.
Certo, ognuno resta col proprio personalissimo vuoto, ma quel momento di condivisione, la cerimonia con i suoi tempi lenti, le visite, le preghiere o i riti laici e soprattutto l'essere in tanti con quei pensieri in fondo tutti così uguali, insomma tutto questo, forse serve davvero.
Serve a dare un senso, ultimo, alla vita della persona che se ne è andata. Serve ad accompagnarla, a ricordarla e anche a raccontarla a quegli sconosciuti capitati li quasi per caso o, come me, per amore di qualcun'altro.
Serve a chi resta. Agli amici, ai parenti, alle mogli e ai mariti. E serve ai figli, in nome di quel padre, così grande, che fino a quel momento li ha guidati.

mercoledì 13 febbraio 2013

Guttuso last minute e Doisneau ironico

Ci voleva una cara amica in visita a Roma, per non farmi perdere due bellissime mostre. Si prendono treni e attraversa l'Italia per andarle a visitare e quando ce le hai sotto casa...
Per chi come me, colpevolmente, ancora non ha visitato l'antologica dedicata a Renato Guttuso, al Vittoriano di Roma, ci sono ancora pochi giorni, visto che è stata prorogata fino al 17 febbraio.
Guttuso è un po' il nostro Picasso e come lui, di cui era amico, ha attraversato, vissuto e interpretato gli eventi più importanti del secolo scorso. Davvero da non perdere e soprattutto da conoscere.

Vorrei riuscire a testimoniare del mio tempo (che è come dire delle mie passioni) senza essere costretto a falsarne i significati. 
Renato Guttuso

Tempo scaduto invece per "Robert Doisneau. Paris en libertè", la mostra allestita al Palazzo delle Esposizioni. Sarebbe stato davvero un peccato perderla, non ho mai sorriso tanto ad una mostra fotografica. Ed è anche un peccato che tutti conoscano il fotografo parigino quasi esclusivamente per il suo scatto più famoso: "Il bacio dell'hotel de Ville".
Doisneau aveva soprattutto uno sguardo ironico e oltre agli scatti romantici, la moda, la Tour Eiffel, il traffico e i parchi, è geniale nel sorprendere i parigini in fila "Davanti alla Gioconda" o ad una vetrina di un negozio d'arte che espone un nudo di donna*.
Deliziosi i fotomontaggi dei palazzi, con le immagini degli inquilini al loro interno che sembrano prender vita e parlarsi da un piano all'altro. Fino alle foto dei cani, della cabina telefonica e dei "Piccioni disinvolti".

Grazie a Federica Tinti per le fotografie.

*Robert Doisneau, "La dame indignèe", 1948.

mercoledì 2 gennaio 2013

Appuntamento con "Vik Utopia" a Lecco


Mi fa molto piacere iniziare il nuovo anno con la proiezione integrale del mio documentario Vik Utopia. L'omicidio di Vittorio Arrigoni a Lecco, da dove Vittorio veniva.
E allora appuntamento sabato 12 gennaio, alle ore 21, nella sala "Don Ticozzi" in via Ongania, a Lecco.

martedì 1 gennaio 2013

Propositi 2013

Fidarmi di più del mio sesto senso
Non rifare gli stessi errori
Fare un viaggio intercontinentale
Imparare a cucinare un'ottima sacher e un'intera cena di pesce
Praticare sport
Essere più diretta
Lasciare ricrescere i capelli
Dire più NO
Continuare a studiare arabo
Non rinunciare, non ancora
Completare la piuma

venerdì 14 dicembre 2012

"Restiamo umani: vita e morte di Vittorio Arrigoni". La puntata di Crash



Ecco la puntata del 13 dicembre 2012 di Crash, intitolata "Restiamo umani. Vita e morte di Vittorio Arrigoni", contenente il mio documentario e condotta da Valeria Coiante. 

martedì 11 dicembre 2012

"Vik Utopia" su Raitre

Domani, mercoledì 12 dicembre, all'una di notte, su Raitre, andrà in onda il mio documentario su Vittorio Arrigoni. A trasmetterlo sarà CRASH, il programma di Valeria Coiante, in una puntata dedicata, intitolata Restiamo Umani: vita e morte di Vittorio Arrigoni.

Per chi non riuscisse a rimanere sveglio la replica sarà lunedì prossimo alle 23 su Rai Storia e sarà possibile rivederlo in streaming sul sito di Rai Storia.

In attesa della messa in onda, approfitto per ringraziare ancora una volta le persone che hanno reso possibile questo progetto per me importante: Marco Careri e Milvio Micheloni che l'hanno montato.
Marco Arturo Messina, Francesco Taskayali, Juzhin e Shirley Said con le loro musiche. 
Alberto Arcè e Rosa Schiano per le immagini di Piombo fuso e degli attacchi su Gaza.
Emiliano Pappacena che mi ha permesso di far sì che il documentario non restasse in un cassetto, esattamente come Valeria Coiante. A loro e a tante altre persone va il mio più sentito grazie.

giovedì 6 dicembre 2012

Consigliatissimo. "Siria 2.0. La battaglia di Aleppo"

Per chi se lo fosse perso, ecco il link di Siria 2.0. La battaglia di Aleppo.

Un bellissimo reportage e una grande lezione di giornalismo. Su come il giornalismo di guerra sta cambiando.

Di Amedeo Ricucci, con la collaborazione di Cristiano Tinazzi ed Elio Colavolpe per La Storia Siamo noi.

venerdì 30 novembre 2012

L'Onu dice sì alla Palestina "Stato osservatore"


Da ieri la Palestina è ufficialmente uno "Stato osservatore" non membro dell'Onu. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite - con 138 sì, 9 no, 41 astenuti e soprattutto un voto storico - ha approvato la risoluzione presentata dal presidente dell'Anp, Abu Mazen. Tra chi ha votato sì, con una netta inversione di marcia rispetto ai governi precedenti, anche l'Italia.

"La Palestina viene all'Assemblea Generale oggi perchè crede nella pace e la sua gente ne ha un disperato bisogno. Dateci il certificato di nascita - ha chiesto l'anziano leader palestinese -. E' arrivato il momento di dire basta all'occupazione e ai coloni, perché a Gerusalemme Est l'occupazione ricorda il sistema dell'apartheid ed è contro la legge internazionale".

Abu Mazen si è detto convinto che questo favorirà la ripresa dei negoziati di pace, ma il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha invece dichiarato che quanto avvenuto a Palazzo di vetro "Non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà".

E alle parole  - "Siamo delusi anche dall'Italia", ha dichiarato l'ambasciatore israeliano a Roma - sono subito seguiti i fatti. Il giorno dopo la votazione alle Nazioni Unite, il governo israeliano ha annunciato il via libera alla costruzione di 3000 nuovi insediamenti in Cisgiordania.

"Si tratterebbe di costruire nella cosiddetta zona E1, a ridosso del grande insediamento di Maale Adumim - scrive Alberto Stabile -. Un progetto non nuovo, ma considerato dalla stessa amministrazione americana inopportuno (oltre che illegale) perché il nuovo insediamento impedirebbe qualsiasi continuità territoriale tra Gerusalemme Est e i Territori Occupati, compromettendo definitivamente la possibilità che i palestinesi eleggano Gerusalemme est, o per lo meno alcuni quartieri di Gerusalemme est, cosa di cui si discute da 20 anni, come capitale del loro stato".

La Palestina ha sì raggiunto uno storico risultato al Palazzo di vetro, ma la pace e la creazione di due stati per due popoli, all'indomani del riconoscimento indiretto dello stato palestinese, appaiono ancora molto lontani.

martedì 20 novembre 2012

"Il viaggio di Vittorio"

Ieri sera ho letto tutto d'un fiato "Il viaggio di Vittorio", il libro che Egidia Beretta ha dedicato al figlio, Vittorio Arrigoni. Per me che l'ho conosciuto e raccontato è stata un'emozione lunga 185 pagine, ma non è per questo che penso che sia un libro da leggere e regalare soprattutto ai più giovani.

"Il viaggio di Vittorio" non è un'agiografia, nè tanto meno la storia dell'''icona pro-palestinese'. Certo, è il racconto di una madre che ha perso, nel più barbaro dei modi, un figlio. Ma non c'è spazio, nessun intento, per facili commozioni. Si rabbrividisce, ma si sorride anche e ci si stupisce, scoprendo, per esempio, un giovane e promettente poeta.

Vittorio e la scrittura. Vittorio e la musica, la letteratura. Vittorio e i libri nello zaino usati come talismano e poi scudo, lui che uno scudo umano diventerà.
Vittorio e i bambini, ma anche Vittorio e gli animali. E soprattutto Vittorio e i viaggi: Perù, Croazia, Ucraina, Belgio, Romania, Togo, Repubblica ceca, Polonia, Russia, Tanzania. Ogni volta come volontario per ong, missioni, associazioni, a "lasciare qualcosa di tangibile", non solo ideali e belle parole. Mattoni di case, scuole e ospedali, diritto di voto, gioco e medicine.
E ancora Estonia, Congo, Libano e solo alla fine - tra andate, blacklist israeliane, arresti, percosse e ritorni - la Palestina. E finalmente Gaza, l'ultima tappa di "un viaggio - scrive la madre - che attraverso strade impervie gli aveva infine svelato il fine della sua vita".

Egidia Beretta lascia che sia soprattutto Vittorio a parlare da questo momento in poi. Attraverso i suoi scritti, le lettere alla famiglia e agli amici, il blog, gli articoli e le invettive tutt'altro che virtuali.
Vittorio diventa un potente comunicatore e "Piombo fuso", con tutto il dolore visto-provato-testimoniato, il punto di non ritorno.
Furono ancora una volta la scrittura, la testimonianza e la possibilità di viaggiare e narrare la sua esperienza "ciò che salvò mio figlio dal macerare nel dolore". Ma anche, con tutta probabilità, la sua condanna.

Per il rapimento e l'uccisione del figlio, la madre spende solo sei lapidarie parole. Corre via da quei giorni, dalla morte del marito - arrivata soltanto 8 mesi dopo - per arrivare veloce fino ad oggi. Al "dovere della testimonianza", perchè "parlare della sua vita e della sua Utopia è il mio modo di rendergli onore".

Il messaggio di Vittorio va oltre la causa palestinese. "Non era un eroe nè un martire, solo un ragazzo che credeva nei diritti umani", disse Egidia Beretta subito dopo l'assassinio, a stemperare forse la tentazione di imprigionarlo, ridurlo ad un'icona e il suo contrario.

Questo libro ne traccia il percorso, l'itinerario dentro sè stesso attraverso il mondo, permettendoci di decifrare il suo motto più importante. Perchè è proprio in queste ore - mentre si parla di tregua ma le vittime palestinesi di "Pillar of Clouds" sono oltre 120 e 5 quelle israeliane - proprio adesso che sembra impossibile, direbbe lui, che dobbiamo RESTARE UMANI.