L’indipendenza passa anche attraverso un numero. O meglio un prefisso telefonico internazionale, che contraddistingue ogni Stato e che ancora il Kosovo non si è visto assegnare.
Akan Ismaili, 35 anni, è il manager di Ipko, la compagnia di telecomunicazioni che, con il prefisso 049, ha rivoluzionato il mercato kosovaro abbassando drasticamente le tariffe. “Per chiamare internamente usiamo 049 o 044 per i cellulari, più i vari prefissi locali per i fissi – spiega - ma per chi ci chiama dall’estero ci sono ben tre diversi prefissi internazionali: quello serbo, quello sloveno oppure quello del principato di Monaco”.
Akan Ismaili confessa che il suo modello ispiratore è Steve Jobs, il fondatore della Apple, e spera di emularne il successo grazie a un sistema di servizi integrati tra cellulare, tv via cavo, internet e voice over ip.
La sua compagnia, nata come iniziativa non profit per portare internet gratis ad associazioni e cittadini, è cresciuta negli anni con l’ingresso di capitali sloveni ed è arrivata a fatturare 6 milioni di euro nei primi 4 mesi del 2008. "Il mercato della telefonia cellulare prima era un monopolio – continua Akan – e grazie a noi i prezzi sono scesi rendendo il telefonino accessibile a molte più persone”.
Come il suo guru Jobs, anche Ismaili non colleziona solo successi. La Commissione sull'indipendenza dei media del Kosovo ha sanzionato Ipko e altri 5 gestori della tv via cavo per avere rubato il segnale da un satellite, diffondendo canali come Cnn e National Geographic senza pagare i diritti.
di Anna Maria Selini e Giulia Bondi


Chiedo all'addetta all'ingresso se esiste un modulo per l'autocertificazione. Mi sento rispondere: "Siamo chiusi, apriamo tra 15 minuti". Quando le faccio notare che basterebbe un sì o un no, mi risponde seccata la stessa cosa. Poi vado verso l'ufficio anagrafe, che eccezionalmente questa mattina apre alle 11. Disperata chiedo ragguagli ad un'altra addetta, che però dice di non saperne nulla. A quel punto mi si avvicina una donna di colore, con tre bambibi stretti intorno a lei, e gentilmente mi dice: "Signorina, ho sentito che le serve lo stato di famiglia. Guardi che lo può stampare qui fuori, allo sportello automatico".
Alle 11.40 sono in posta e riesco ad inviare tutta la documentazione. "Grazie, lei mi ha salvato", ho detto alla signora. Il più piccolo dei suoi bambini arrivato in fondo alla strada si è voltato per salutarmi, tutto orgoglioso della sua mamma.